LUCA VIRNO.
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    9 maggio 2026Luca Virno

    Dalla Campania a Bruxelles: la voce dei giovani nel cuore dell'Europa. La storia di Gabriele Battimelli

    Dalla Campania a Bruxelles: la voce dei giovani nel cuore dell'Europa. La storia di Gabriele Battimelli

    C’è un’immagine che mi è rimasta impressa durante la mia chiacchierata con Gabriele Battimelli: lui seduto in una sala ovale, la più alta della Commissione Europea, insieme a Ursula von der Leyen. Non capita tutti i giorni di intervistare un ragazzo che, a soli 18 anni, viene scelto tra i tre giovani esperti in tutta Europa per discutere il futuro dei social media davanti alla donna più potente del mondo.
    Ma come ci è arrivato un giovane campano a consigliare la Presidente della Commissione su una questione delicata come il ban dei social per i minori di 16 anni?

    Un percorso nato dalla passione
    Tutto è iniziato quattro anni fa, quasi per scommessa, con un’application per i BIK Youth Ambassadors (Better Internet for Kids). Da quel momento, Gabriele non si è più fermato. Grazie anche alla collaborazione con il Giffoni Film Festival e il centro italiano Generazioni Connesse, ha iniziato a frequentare i corridoi del Ministero dell'Istruzione a Roma e, successivamente, quelli di Bruxelles.
    "Sono stato più a Bruxelles che a Napoli nell'ultimo periodo," mi ha confessato ridendo.
    E non ci è andato per turismo. Ha lavorato sul DSA (Digital Services Act), in particolare sull'articolo 28, quello che tutela i minori online. Non è uno che firma le leggi — quelle spettano alla politica — ma è stato la "bussola" dei legislatori, portando il punto di vista di chi quei social li usa ogni giorno.

    Il faccia a faccia con Ursula von der Leyen
    L'ultimo capitolo di questa avventura è il più incredibile. Durante lo scorso State of the Union, la Presidente von der Leyen ha messo la sicurezza dei minori online in cima all'agenda. Per farlo, ha convocato un panel di esperti: professori, psicologi e tre ragazzi. Uno di loro era Gabriele.
    Mi ha raccontato di ore di confronto serrato in quella famosa sala ovale, tra esperti di algoritmi e associazioni di genitori, con la Presidente presente per tutto il tempo, persino durante le pause caffè. Un segnale di attenzione che raramente si vede ai vertici della politica mondiale.

    Perché dire "No" al ban: la visione di Gabriele
    Ma qual è la posizione che Gabriele ha portato in Europa? Contrariamente a quanto si possa pensare, la sua voce è stata un "no" deciso al ban generalizzato.
    Secondo Gabriele, vietare i social ai minori di 16 anni è una "resa". Significa ammettere che l'Europa non è abbastanza forte da imporre alle Big Tech (come Meta o TikTok) di rendere le piattaforme sicure.
    Il rischio isolamento: Per un ragazzo che vive in un piccolo borgo isolato, i social sono spesso l'unica finestra sul mondo, il luogo dove imparare lingue (Gabriele ne parla cinque!) o trovare una comunità con cui condividere passioni, dalla Formula 1 ai diritti civili.
    La soluzione tecnica: Invece di staccare la spina, la proposta è quella di un social che "cresce con l'utente". Un sistema basato sull'età che mostri contenuti educativi e protetti ai più piccoli, sbloccando funzioni e contenuti man mano che si matura, proprio come accade nel passaggio dai cartoni animati alle serie TV.

    Oltre la superficie: la sfida della privacy
    Abbiamo toccato anche temi spinosi come l'age verification. Non basta scansionare un documento (che si può rubare ai nonni) o usare dati biometrici, che esporrebbero i cittadini a rischi di privacy enormi. La sfida è tecnica e politica: trovare un equilibrio tra sicurezza e libertà.

    Conclusioni
    Uscendo da questa intervista, ho capito che il lavoro di ragazzi come Gabriele è fondamentale. Non si tratta solo di "stare su Instagram", ma di partecipare attivamente alla scrittura delle regole del mondo digitale in cui viviamo.
    Gabriele continuerà a fare la spola con Bruxelles, portando con sé un po' di quell'entusiasmo e di quella competenza che servono per non subire passivamente il futuro, ma per scriverlo. E io, da giornalista, non posso che essere orgoglioso di aver raccontato questa storia.

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